Quando si verifica un infortunio sul lavoro, la maggior parte dei lavoratori ritiene che l’indennizzo erogato dall’INAIL rappresenti il punto finale della tutela.
In realtà, non è così.
L’ordinamento giuridico italiano distingue chiaramente tra:
• indennizzo assicurativo
• risarcimento del danno civile
Ed è proprio in questa differenza che si apre la possibilità di ottenere somme anche molto più elevate, agendo nei confronti del datore di lavoro.
L’INAIL non risarcisce integralmente il danno.
Si tratta di un sistema indennitario, che copre solo:
Restano esclusi:
Questo significa che il lavoratore può avere diritto a ulteriori somme.
La responsabilità del datore di lavoro si basa su obblighi precisi:
L’art. 2087 c.c. impone un principio molto forte:
il datore deve tutelare il lavoratore adottando tutte le misure necessarie, anche oltre le norme minime.
Non basta rispettare la legge:
serve prevenire ogni rischio prevedibile.
Si può agire quando l’infortunio deriva da una colpa del datore.
I casi più frequenti nella pratica:
MANCANZA DI SICUREZZA:
Il datore risponde anche se:
non ha impedito comportamenti rischiosi prevedibili
Il punto centrale è il cosiddetto danno differenziale.
È la differenza tra:
Risarcimento recuperabile: €45.000
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiaro:
l’indennizzo INAIL non esclude la responsabilità civile del datore di lavoro
Se esiste colpa, il lavoratore ha diritto al risarcimento integrale.
Attenzione: serve prova tecnica.
Il risarcimento non è automatico.
È necessario dimostrare:
Senza una corretta impostazione tecnica, il diritto può essere perso.
Per ottenere il massimo risarcimento serve:
Molti lavoratori:
risultato: perdono anche decine di migliaia di euro.