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Sentenza n. 389/04: tar abruzzo


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO PER L’ABRUZZO
Sezione staccata di Pescara
N.D.....389/04...
N.R.G.60/2004
composto dai magistrati:
-Antonio CATONI presidente
-Michele ELIANTONIO consigliere
-Dino NAZZARO consigliere relatore
ha pronunciato la seguente SENTENZA


Nel giudizio proposto con ric. n. 60 del 2004 da DI PAOLO Salvatore, costituito con l’avv. Giulio CERCEO, come in ricorso;
CONTRO
L’ISVAP (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni Private e di Interesse collettivo), quale rappresentato, in giudizio con l’Avvocatura dello Stato;
PER LA DECLARATORIA (CON DIRITTO DI ACCESSO) DELLA ILLEGITTIMITA’ DEL SILENZIO, mantenuto sulla istanza di parte ricorrente del 26.11.2003, con la quale era stato esercitata la “actio ad exibendum” dei documenti richiesti;
visto il ricorso e la memoria di parte, la costituzione dell’Avvocatura, con memoria, ed i documenti depositati;
udito alla camera di consiglio del 25 marzo 2004 il consigliere Dino NAZZARO e gli avv. G. CERCEO e A. BUSCEMI;
visto le conclusioni rassegnate in atti;
ritenuta la causa per la decisione e considerato, quanto segue, in
FATTO e DIRITTO
-il ricorrente è stato vittima di un incidente stradale, causato da ignoti; rivoltosi alla ISVAP, per conoscere gli sviluppi e/o gli esiti della sua denuncia, per comportamento omissivo, nei confronti dell’assicurazione designata per il trattamento del caso, non ha ottenuto dall’Istituto gli “atti del procedimento instaurato” e viene a censurare tale “silenzio inadempimento”, ai sensi dell’art. 22 e ss. della legge n. 241/1990.
Entrambe le difese si sono profuse in apprezzabili argomentazioni, stante anche la novità, per alcuni aspetti, della fattispecie.
L’Avvocatura osserva che l’attività di vigilanza dell’ISVAP è soggetta al “segreto d’ufficio” (L. n. 576/1982, art. 5, comma 2°, artt. 2 e 3, lettera h-, regolamenti n. 39 e n. 40 /1995), il tutto in conformità della normativa europea, che riconosce e tutela tale segreto nell’attività di vigilanza assicurativa (direttive CE n. 92/49 e n. 92/96, artt. 15 e 16), e che, comunque, alla “denuncia”, non sarebbe conseguito alcun procedimento “aperto al privato”.
Non sussisterebbe, altresì, alcun interesse del ricorrente, che ha già fatto ricorso alla giustizia ordinaria, a partecipare all’eventuale procedimento sanzionatorio, nei confronti dell’impresa designata alla liquidazione del sinistro; il controllo pubblico, infine, non potrebbe essere strumentalizzato a fini di parte, né il privato potrebbe interferire in valutazioni decisionali, tipiche dell’autorità di vigilanza.
La richiesta di parte ricorrente, per un accesso informativo e/o partecipativo, come si evince dalla nota del 26.11.2003, attiene agli eventuali provvedimenti, adottati dall’ISVAP nei confronti della CONSAP e/o dell’impresa designata alla trattazione del caso.
IL diritto di accesso viene fatto discendere dai principi generali del procedimento amministrativo (artt. 6,9,10 L. 241/1990) e dal fatto che anche nelle procedure istruttorie svolte dall’ISVAP è prevista, “a garanzia”, la nomina di un responsabile del procedimento.
L’ISVAP, invero, era stata interpellata in merito ad un risarcimento, per danni da circolazione stradale (investimento del Di Paola da parte di un motociclista rimasto sconosciuto), causato da ignoti ed il cui pagamento spettava alla SAI – FONDIARIA, quale impresa designata, ma che non è mai avvenuto, anche se vi è stata una lunga trattativa, e l’interessato ha dovuto fare ricorso alla giustizia civile; nell’esposto, si stigmatizzava il comportamento tenuto dall’assicurazione, richiedendosi l’applicazione della sanzione di legge e si restava in attesa di conoscere l’esito della denuncia.
L’ISVAP rispondeva che si era intervenuto nei confronti della Fondiaria – Sai e non anche verso la Consap, soggetta alla vigilanza ministeriale; che le questioni di responsabilità e/o quantificazione del danno non rientrano tra le valutazioni dell’Istituto, anche perché il fatto dannoso era stato già rimesso alla giustizia; per gli eventuali provvedimenti sanzionatori si opponeva il segreto d’ufficio, stabilito dalla legge.
L’interesse del ricorrente, invero, è collegato al suo esposto – denuncia, teso all’apertura di un procedimento di accertamento di “responsabilità” per “omessa formulazione dell’offerta” e/o “omessa corresponsione della somma offerta”, richiedendo la sanzione del caso; quel che si vuol sapere è, in effetti, se vi è stato un procedimento, se lo stesso è in atto, se sia stato concluso e se sia stata adottata una sanzione a carico della società.
La richiesta del 28.11.2002 è formulata in modo ampio e generale, nel senso che è diretta a voler prendere visione degli “atti del procedimento” sanzionatorio, per il quale era stato già interposto il segreto d’ufficio.
IL regolamento interno dell’Istituto (5.9.1995) riconosce il “diritto d’accesso” e, all’art. 4, stabilisce che “l’ufficio competente deve assumere con provvedimento espresso, le sue decisioni dandone immediata comunicazione al richiedente”; nella fattispecie dovrebbe ritenersi che quanto comunicato con la nota del 31.10.2003 prot. 216305, avrebbe concluso il rapporto con l’istante, poiché quanto relativo all’eventuale procedimento sanzionatorio, era escluso dal diritto di accesso, stante la tutela del segreto d’ufficio, che rappresenta, ai sensi del regolamento sulle cause di esclusioni del diritto di accesso (art. 2), un documento di contenuto particolare, rientrante nell’esercizio delle funzioni di vigilanza.
La norma regolamentare è coerente con la tutela primaria, di cui all’art. 5, comma 2°, della legge n. 576/12.8.1982, quale sostituito dall’art. 3 legge 9.1.1991 n. 20 e poi modificato dall’art. 4 del d. lgs. n. 373/13.10.1998; tale disposto è tassativo nel riconoscere che i “dati, le notizie e le informazioni acquisiti dall’ISVAP nell’esercizio delle sue attribuzioni sono tutelati dal segreto d’ufficio anche nei riguardi delle pubbliche amministrazioni”; il successivo comma 4°, aggiunge, altresì, che i “funzionari dell’ISVAP nell’esercizio delle funzioni sono pubblici ufficiali e sono tenuto al segreto d’ufficio”, il che significa che anche le funzioni del “responsabile del procedimento”, figura generale e comunque necessaria, implicano l’obbligo del segreto d’ufficio per quanto fatto in punto d’istruttoria.
Sul piano logico, c’è da chiedersi che senso ha il concedere ad un soggetto, “uti civis” ed utente della “assicurazione obbligatoria per la R.C.”, la possibilità di fare una denuncia all’Autorità di vigilanza, contro il comportamento, ritenuto dilatorio e scorretto, di una società di assicurazione, se il medesimo non possa poi venire a conoscenza dell’esito, esaurendosi il tutto con il solo atto propulsivo e riservando all’ISVAP ogni valutazione successiva, destinata a restare un segreto d’ufficio; la contraddizione è evidente ed impone un saggio equilibrio tra “poteri” e “diritti”.
Altro aspetto significativo della vicenda è “l’interesse”, che deve essere collegato ad una “situazione giuridicamente rilevante”; il denunciante che ha adito, ai fini risarcitori, l’autorità giudiziaria, non perde affatto il suo autonomo “interesse procedimentale”, teso ad ottenere la sanzione di un comportamento, sul distinto piano amministrativo.
La questione risarcitoria, invero, fuoriesce dall’ambito dell’accesso, sia perché non rientra nei compiti dell’ISVAP, sia perché la vicenda attiene ad altra giurisdizione, pur rappresentando una conseguenza diretta del “comportamento” denunciato dall’incidentato.
Questi, pertanto, ha un sua posizione differenziata e qualificata, quale soggetto denunciante più che danneggiato, ed è interessato, non tanto all’efficienza di un servizio pubblico (motivo tipico di un’azione e/o ispezione popolare), ma all’esito del suo esposto - denuncia.
L’art. 5 della legge n. 57/5.3.2001 n. 57, modificato peraltro dalla legge n. 273/12.12.2002, è preciso nel disporre diritti, doveri ed oneri, sia per l’assicuratore, sia per il sinistrato, richiedendo comportamenti diligenti ed accelerati, tesi alla sollecita definizione del caso; il comma 8° dell’art. 3 del d.l. 23.12.1976 n. 857, convertito in legge 26.2.1997 n. 39, quale sostituito dalla legge 5.3.2001 n. 57, prevede delle sanzioni per l’inosservanza, da parte dell’impresa di assicurazione dei termini prescritti ed in ordine alla “omessa formulazione dell’offerta, all’omessa comunicazione dei motivi della mancata offerta o all’omessa corresponsione della somma offerta”; è ovvio che tali sanzioni possono scattare solo su segnalazione dell’interessato e, fatto salvi i compiti istituzionali dell’ISVAP ed il segreto d’ufficio per l’attività istruttoria, l’esito della procedura, quale essa sia, deve avere una visibilità esterna, almeno per il denunciante, quale diretto interessato; l’art. 3 del regolamento n. 40, garantisce agli interessati la “visione degli atti”, e (lett. h-) “in materia di esposti di privati”, mentre sono sottratti all’accesso “le parti che contengono dati … su soggetti riconoscibili”.
IL rigoroso “segreto d’ufficio” è, pertanto, contenuto nei limiti della “riservatezza” dei “terzi” e dei compiti di stretta “vigilanza”; del resto il regolamento n. 39 non può riconoscere il “diritto d’accesso” in teoria e vanificarlo in pratica.
Se l’attività “in procedendo” è svolta d’ufficio ed attiene a compiti istituzionali, da farsi riservatamente, in considerazione del tipo di attività “di vigilanza”, che non tollera interferenze, è pur vero che, una volta conclusa l’istruttoria ed il procedimento è definito, il suo esito deve essere conoscibile al pari di ogni altra attività decisionale di controllo, almeno da parte dell’interessato, ponendosi, diversamente, aspetti di costituzionalità (C. Cost. n. 460/3.11.2000; C.S., VI, n. 1646/28.3.2003).
Se non è possibile concedere “l’accesso partecipativo”, stante la tipicità (e l’esclusività) dell’attività di vigilanza e le restrizioni imposte dalla normativa, non si vede quali impedimenti vi siano per “l’accesso informativo” della procedura, conseguente all’esposto, trattandosi pur sempre di una funzione garantistica, svolta nell’interesse generale, e destinata ad incidere sulle vicende personali del ricorrente, quanto meno in punto di comparazione tra “comportamento ante causam” e “risarcimento”.
La stessa ISVAP, nella nota del 31.10.2003, fa presente al diretto interessato di essere intervenuta nei confronti della società Fondiaria Sai Spa, senza nulla specificare, lasciando il discorso aperto, poiché le imprese d’assicurazione sono state invitate a fornire “adeguata risposta di merito agli interessati ed all’Istituto”, il che non è stato; non solo, ma si prospetta anche un “eventuale ulteriore seguito”, nel senso che l’istante ben poteva segnalare altri fatti e/o circostanze; questi, comunque, ha diritto ad avere una risposta esaustiva e definitiva.
Conclusivamente, valutato positivamente l’interesse di parte ricorrente al cd. accesso informativo, si accoglie, in conformità, il gravame, riconoscendo al medesimo il diritto a prendere visione e/o ad estrarre copia del provvedimento finale, conseguente alla denuncia da questi presentata.
Le spese seguono la soccombenza.
P.Q.M.
Il Tribunale amministrativo per l’Abruzzo, sezione staccata di Pescara,
-accoglie il ricorso in epigrafe, nei limiti di cui in motivazione, e, per l’effetto, ordina all’ISVAP, di far esaminare al ricorrente il provvedimento conclusivo del procedimento, mediante esibizione in visione e/o con diritto ad estrarne copia;
-condanna l’ISVAP, quale rappresentata, al pagamento delle spese di causa, che si liquidano, per onorari di avvocato, diritti di procuratore e spese vive, in complessivi €1500= (millecinquecentoeuro).
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Pescara nella camera di consiglio del 25 marzo 2004.
-Antonio CATONI presidente
-Dino NAZZARO consigliere estensore
IL Segretario di udienza

Pubblicata mediante deposito in segreteria in data 08.04.2004
IL Direttore di Segreteria

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